Ti è mai capitato di chiudere la porta e sentire, anche solo per un secondo, quel silenzio “troppo pieno” che ti fa immaginare il tuo cane in agitazione? L’ansia da separazione nel cane è proprio così: un mix di paura, frustrazione e bisogno di controllo che esplode quando la tua presenza sparisce. La buona notizia è che, secondo educatori ed esperti cinofili, si può lavorare davvero bene con un piano semplice, purché sia costante.
Riconoscere il problema (prima di “curarlo”)
Non è “dispetto” e non è testardaggine. Di solito i segnali sono abbastanza chiari:
- vocalizzazioni (abbaio, ululato) poco dopo l’uscita
- distruzione mirata (porte, finestre, oggetti che “sanno di te”)
- eliminazioni in casa anche se è abituato
- iper-salivazione, tremori, ansimare
- iper-attaccamento quando sei presente, ti segue ovunque
Se questi comportamenti compaiono solo quando resta solo, o appena percepisce i segnali di uscita, allora la direzione è quella.
La base: desensibilizzazione graduale
Qui si vince a piccoli passi, non con prove di forza. L’idea è insegnare al cane che la separazione è normale, breve, prevedibile.
Come si fa, in pratica:
- Simula le partenze, prendi chiavi e giacca, poi siediti sul divano. Ripeti finché quei segnali non “accendono” più l’allarme.
- Micro-assenze, esci per 10, 30, 60 secondi, rientra quando è calmo. Poi aumenta, sempre un po’ alla volta.
- Niente addii teatrali, esci e rientra con naturalezza. Le emozioni grandi, anche se affettuose, spesso alzano la tensione.
- Allenalo alla distanza anche quando ci sei, per esempio in un’altra stanza con un gioco, con una porta socchiusa e tempi brevi.
Pensa a questo lavoro come a una scala: se salti due gradini, rischi di scivolare e dover ricominciare.
Il trucco che cambia l’umore: controcondizionamento
La separazione deve diventare un segnale di cose belle. In termini semplici, “se esci, succede qualcosa di piacevole”.
Ecco idee usate spesso dagli educatori:
- un kong o gioco ripieno che appare solo quando esci
- bocconcini sparsi in una “caccia al tesoro” facile
- un tappetino olfattivo o masticativi sicuri (scelti in base al cane)
Al rientro, premia solo se è calmo, con voce morbida e una carezza tranquilla. Se invece è agitato, aspetta qualche secondo di quiete prima di salutare: è un messaggio chiarissimo, la calma funziona.
Per capire il meccanismo dietro, basta ricordare il principio del condizionamento: l’emozione cambia quando cambia l’associazione.
Ambiente e routine: la “cornice” che fa la differenza
Le tecniche funzionano meglio se la casa aiuta.
- Spazio sicuro: una stanza o un recinto confortevole, con cuccia, acqua, oggetti familiari. Non deve sembrare una punizione.
- Routine stabile: orari regolari per passeggiate, pappa, riposo e momenti di solitudine. La prevedibilità abbassa l’ansia.
- Esercizio fisico prima di uscire: una passeggiata annusata bene, o un gioco breve ma intenso, aiuta a scaricare tensione.
- Suoni di fondo: radio o musica rilassante possono coprire rumori esterni e rendere l’ambiente meno “vuoto”.
Un mini piano settimanale (realistico)
| Giorni | Obiettivo | Tempo di assenza |
|---|---|---|
| 1-2 | desensibilizzare segnali di uscita | 0 minuti (solo simulazioni) |
| 3-4 | micro-uscite con premio | 10-60 secondi |
| 5-7 | aumenti graduali | 2-10 minuti |
Se il cane va in crisi, non è fallimento: è informazione. Torna allo step precedente e riparti.
Quando serve un aiuto in più
Se vedi panico vero (autolesionismo, tentativi di fuga, distruzione estrema) o se non migliorate dopo settimane di lavoro coerente, è sensato coinvolgere un educatore cinofilo o un veterinario comportamentalista. Nei casi severi, un piano personalizzato è spesso la chiave, anche valutando supporti come feromoni o strategie ambientali mirate.
Alla fine, il punto è questo: non stai “abituando” il cane a soffrire, lo stai educando a sentirsi al sicuro anche senza di te. E quando ci riesce, te ne accorgi subito, perché la casa resta intatta, ma soprattutto resta serena.




