Calamari fritti croccanti come al ristorante: ecco il trucco segreto nella pastella

C’è un momento, quando porti alla bocca un calamaro fritto davvero fatto bene, in cui senti prima il “crack” e solo dopo la tenerezza. E ti chiedi: perché a casa, spesso, viene tutto più molle? La verità è che non serve magia, serve un piccolo trucco nella “pastella” che in realtà è una panatura secca studiata, più un paio di gesti furbi.

Il “segreto” sta nella pastella secca (e nel caos controllato)

Quando al ristorante ti arrivano calamari dorati, leggeri, quasi “nuvola”, spesso non sono immersi in una pastella liquida classica. Il colpo da maestro è un mix di farine secche che crea una crosta sottile, irregolare, piena di micro-bolle. Un effetto che ricorda la tempura senza copiarla davvero.

Il mix funziona perché:

  • la farina 00 dà struttura,
  • l’amido di mais (maizena) asciuga e “vetrifica” la crosta,
  • la farina di riso (o la semola rimacinata) aggiunge quella granulosità croccante che senti sotto i denti.

Risultato: una panatura leggera che non diventa gommosa e non “si incolla” al calamaro come una coperta bagnata.

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 kg di calamari freschi (puliti e tagliati a rondelle da 1 cm, se congelati, scongelali e asciugali benissimo)
  • 80 g farina 00
  • 60 g amido di mais (maizena)
  • 60 g farina di riso (oppure semola rimacinata, per extra croccantezza)
  • 1 l di olio di semi (arachidi o girasole alto oleico)
  • Sale q.b.
  • Spicchi di limone

Metodo

  1. Pulisci e taglia, poi fai la cosa più importante: asciuga
    Sciacqua i calamari, scolali in un colapasta per 5 minuti, poi tampona con carta da cucina finché diventano opachi. Devono sembrare “asciutti al tatto”. L’umidità è la nemica numero uno della crosta.

  2. Prepara la pastella secca
    In un piatto fondo mescola farina 00, maizena e farina di riso. Niente uova, niente birra, niente acqua. Solo polveri.

  3. Infarina pochi pezzi alla volta
    Metti una manciata di calamari nel mix, premi con le mani per far aderire bene, poi scrolla l’eccesso. Devi vedere una copertura sottile e un po’ irregolare, non uno strato spesso.

  4. Scalda l’olio e mantienilo stabile
    Usa una pentola alta, aiuta a non far calare la temperatura. Porta l’olio a 170-180°C. Se non hai il termometro, prova lo stuzzicadenti: se fa bollicine vivaci, ci sei.

  5. Friggi senza affollare
    Immergi pochi pezzi per volta. Non rigirare subito, lascia che la crosta “si fissi”.

  • anelli sottili: 50-60 secondi
  • pezzi grandi: 2-3 minuti
    Devono essere dorati chiari, non scuri.
  1. Scola nel modo giusto
    Niente carta assorbente: trattiene vapore e ammorbidisce. Meglio una gratella o uno scolapasta, così l’aria circola.

  2. Sale e limone, subito
    Sala appena usciti e servi immediatamente. Se devi aspettare, tienili in forno ventilato a 60-70°C su gratella.

Gli errori che rovinano tutto (anche se la ricetta è perfetta)

  • Calamari umidi: la panatura si stacca o diventa molle.
  • Troppa farina addosso: fa grumi e rende l’esterno pesante.
  • Olio sotto i 160°C o troppe porzioni: la temperatura crolla e il fritto “beve”.
  • Carta assorbente: sembra una buona idea, ma è una trappola di umidità.

Il risultato finale (e perché funziona davvero)

Questa tecnica “da friggitoria” funziona perché unisce tre cose: calamari asciutti, panatura secca mista e olio caldo e costante. E quando queste tre si incontrano, succede quella magia concreta che cercavi: crosta sottile, rumore croccante, interno morbido. Esattamente come al ristorante, ma con le tue mani. Un piccolo rito domestico, e ogni volta sorprende.

Redazione Premio Notizie

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